Nel 2018, un abitante del Missouri richiese all’ufficio statunitense sul diritto d’autore di tutelare una sua opera; la particolarità è che questa era stata generata dall’IA.
Dopo quattro anni di attesa e pressioni dall’amministrazione Trump, nel 2022 l’ufficio ha rifiutato la sua richiesta: il lavoro creativo deve essere frutto di un essere umano per essere passabile di diritto d’autore. Non solo: neanche le opere create in collaborazione con l’IA possono essere soggette a tale diritto.
Non soddisfatto della decisione, il cittadino si è rivolto prima a un giudice federale a Washington nel 2023, collezionando un altro rifiuto, per poi arrivare alla corte d’appello della Columbia – con lo stesso esito.
Rivolgendosi infine alla Corte Suprema, questa ha rigettato l’appello, non pronunciandosi. Come però fa notare l’avvocato del sedicente artista, i rifiuti collezionati negli anni hanno ormai disincentivato l’utilizzo dell’IA in ambito artistico nel Paese

