In costante aumento da 19 anni, nel 2025 il mercato dei vinili ha chiuso con 2,1 miliardi di guadagni, con entrate stimate a 3,6 miliardi per il 2034.
Da un punto di vista pratico, ci si potrebbe domandare perché tutte le generazioni stiano preferendo uno strumento che richiede operazioni manuali come girare il disco, una flessibilità minore (non si può saltare da una canzone all’altra) e che costa decisamente di più. Le ragioni dipendono dalla parte di mondo in cui si chiede: negli Stati Uniti i sondaggi parlano di un volersi staccare dalla vita digitale, da algoritmi che scelgono al posto nostro e dal non possedere l’oggetto. In Giappone e Corea del Sud, comprare un vinile equivale invece a dimostrare lealtà verso l’artista e permette di sbloccare l’accesso a eventi.
Le fabbriche di dischi che anni fa avevano chiuso battenti, stanno tornando: dopo 40 anni di assenza, nel 2024 ha riaperto una fabbrica in India (Mumbai), mentre in Brasile la riproduzione è ricominciata dal 2011, dopo che nel 2008 furono tutte chiuse. Non solo: alcunÉś artistÉś degli Anni ’70 di cui non sarebbe rimasta più traccia vivono oggi grazie alla nuova produzione di vinili.

