👩‍💻 Google Maps sta riscrivendo la geografia del cibo

Lauren Leek è un’esperta dei dati che si è posta una domanda all’apparenza banale: dove si mangia bene a Londra?
Per rispondere, ha scaricato i dati di oltre 13.000 locali e ci ha costruito sopra un modello per vedere se ci fossero differenze con il sistema di valutazione di Google.

Come ammette Google stessa, il sistema dell’azienda si basa su tre metriche: attinenza con la ricerca, distanza e “prominenza” – ovvero quanto spesso un’attività viene recensita, quante recensioni ha, punteggio medio, visibilità su Internet e diffusione del marchio. Quest’ultimo parametro alimenta un circolo vizioso: chi ha già visibilità raccoglie più clic, i clic portano più clientela, la clientela lascia più recensioni, le recensioni aumentano la visibilità e quest’ultima attira nuovi clic. Le catene sono avvantaggiate, le nuove realtà indipendenti penalizzate.

Per eliminare questo effetto, Leek ha costruito un modello che si basasse sulle caratteristiche strutturali di un’attività, ovvero: tipo di cucina, zona e prezzo. Con questi dati ha messo in piedi una mappa interattiva, consultabile pubblicamente qui, e ha messo a confronto le differenze.

Ciò che emerge è che a essere penalizzata di più è la diversità gastronomica (le cucine etniche, che siano italiane o indiane) lontane dal centro di Londra. Si parla di quartieri con affitti più bassi, dove le famiglie migranti sono presenti da abbastanza a lungo perché una seconda generazione avviasse un locale.

Capitalizzando l’attenzione sui luoghi più turistici e le catene, l’algoritmo di Google impatta sulla sopravvivenza delle attività; le quali non dipendono più tanto dal rapporto qualità-prezzo, quanto da un’allocazione di attenzione decisa a monte da un sistema opaco (l’algoritmo di Google Maps non è pubblico, si conoscono solo le metriche che usa) e automatizzato.

https://laurenleek.substack.com/p/how-google-maps-quietly-allocates