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#SocialSìCretiniNo: una campagna per l’istruzione digitale, contro il terrore

24 ottobre 2018: “L’anonimato nell’espressione del pensiero infatti ha ragione di esistere nei regimi illiberali, non certo in uno Stato democratico dove è la norma fondante stessa a garantire la libera espressione del pensiero con ogni mezzo”. Secondo il senatore Cangini, che insieme ad altri nomi come Bernini e Pagano depose la proposta di legge da cui è presa la citazione, l’anonimato non è concepibile in una democrazia. Dopo la morte di una ragazzina per aver sentito di una challenge su TikTok, qualche settimana fa il senatore è tornato a farsi sentire sui temi digitali, questa volta insieme a politici appartenenti ai partiti più disparati di maggioranza: adottare l’autenticazione via SPID sui social per proteggere i minori.

Da persone che si occupano quotidianamente di questi temi, siamo stanchi. Siamo stanchi di queste sparate che lasciano intendere la mancanza più totale di consapevolezza su come funzioni la rete. E avremmo lasciato perdere, se non fosse che a questo giro l’opinione pubblica non ha avuto molto da dire in contrario – a differenza di quello che successe a Marattin due anni fa quando ci provò con la carta d’identità. Ed è per questo che abbiamo deciso di dire basta, insieme.

#SocialSìCretiniNo è la campagna che, partendo dalla proposta dello SPID sui social e dimostrandone l’impraticabilità (con tanto di esempi pratici rifacendosi alla storia contemporanea), dice no a queste figure che parlano di cose che non conoscono per arrivare alla pancia delle persone. Insieme a LeAlternative, PeaceLink e vari collaboratori esterni, abbiamo creato un sito che narra su più piani di comunicazione – uno leggero a fumetti, in pixel art, e un altro più nel dettaglio, per iscritto – perché approcci del genere sono ingenui, controproducenti, se non addirittura pericolosi. Infine, SocialSìCretiniNo chiede una svolta significativa nell’approccio al digitale: una responsabilizzazione da parte dello Stato (che invece cerca di scaricare sulle singole famiglie), invitiando a educare piuttosto che di proibire e spaventare. E da qui, appunto, il titolo.

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