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🔓 Col nuovo ReCAPTCHA, Google sbarrerà l’accesso a gran parte della rete ai dispositivi Android che non usano i suoi servizi

I CAPTCHA sono sistemi risalenti alla fine degli Anni ’90 per filtrare i bot dagli esseri umani sui siti (es. le scritte distorte da riscrivere correttamente in un riquadro). Con l’arrivo dell’IA e quindi di bot più sofisticati, questi sistemi hanno tuttavia richiesto aggiornamenti per stare al passo coi tempi.

A fine aprile Google ha annunciato il suo nuovo ReCAPTCHA (un CAPTCHA, appunto), con però un problema: che tutti i dispositivi Android che si rifuteranno di utilizzare i servizi Google non potranno più superarne uno. Si sta parlando di uno strumento a guardia di milioni di siti, tagliando fuori la persona da una fetta importante della rete.

È rilevante notare come questo non vale per Apple: rimuovendo i servizi Google dai dispositivi della mela, il ReCAPTCHA continuerà a funzionare. Tale asimmetria suggerisce che la motivazione non sia la millantata sicurezza (facendo passare il messagio distorto che i dispositivi senza Google siano insicuri, punendo chi sceglie di tutelare la propria privacy), quanto imprigionare l’utenza nella gabbia dorata dell’azienda: niente servizi Google, niente (o quasi) Internet.

https://reclaimthenet.org/google-broke-recaptcha-for-de-googled-android-users

🚺 I chatbot portano le fantasie di violenza femminile a un altro livello

“Benvenuti nella nuova era, dove qualsiasi cosa desideriate è realizzabile con estremo realismo”: così esordisce un utente nella parte oscura della rete, commentando i chatbot.

Da due studi emerge come questi strumenti vengano utilizzati anche per ruolare rapporti di violenze, stupri e pedofilia. Nel 97% dei casi le vittime impersonate dai bot sono ragazze ed è possibile conversare con loro anche su app rinomate con 20 milioni di utenti mensili, che offrono varie personalità con cui dialogare. “Moglie maltrattata” è una di queste: quando non ascolta o sbaglia, la si picchia. “Scolaretta timida” e “bimbə seducente” altre: l’ultima recita che “è qui per soddisfare i tuoi desideri”. Altre app offrono invece scenari, come “stupro”, “incesto” e “loli” (lolita); il tutto senza controlli.

Per quanto in certi casi queste app siano state bandite e/o finite in tribunale in singole nazioni, la risposta non viene ritenuta all’altezza: c’è chi propone di introdurre un reato di “sviluppo pericoloso” per i chatbot, chi invece vuole obbligare le aziende a eseguire delle verifiche prima del rilascio. A prescindere, l’urgenza resta palpabile e viene richiesta alle nazioni una celerità nell’agire.

https://observer.co.uk/news/science-technology/article/ai-chatbots-are-the-wild-west-for-violent-imagery-of-women-and-girls

🎵 Da anni, il vinile affascina più della musica in streaming

In costante aumento da 19 anni, nel 2025 il mercato dei vinili ha chiuso con 2,1 miliardi di guadagni, con entrate stimate a 3,6 miliardi per il 2034.

Da un punto di vista pratico, ci si potrebbe domandare perché tutte le generazioni stiano preferendo uno strumento che richiede operazioni manuali come girare il disco, una flessibilità minore (non si può saltare da una canzone all’altra) e che costa decisamente di più. Le ragioni dipendono dalla parte di mondo in cui si chiede: negli Stati Uniti i sondaggi parlano di un volersi staccare dalla vita digitale, da algoritmi che scelgono al posto nostro e dal non possedere l’oggetto. In Giappone e Corea del Sud, comprare un vinile equivale invece a dimostrare lealtà verso l’artista e permette di sbloccare l’accesso a eventi.

Le fabbriche di dischi che anni fa avevano chiuso battenti, stanno tornando: dopo 40 anni di assenza, nel 2024 ha riaperto una fabbrica in India (Mumbai), mentre in Brasile la riproduzione è ricominciata dal 2011, dopo che nel 2008 furono tutte chiuse. Non solo: alcunɜ artistɜ degli Anni ’70 di cui non sarebbe rimasta più traccia vivono oggi grazie alla nuova produzione di vinili.

🗣 La battaglia di doppiatori e doppiatrici contro l’insorgere dell’IA

“Prima ero una voce; ora, devo dire che sono una voce umana, per distinguermi dall’IA”. A pronunciare queste parole è Ganessh Divekar, famoso doppiatore hindi che dà voce a attori come Pedro Pascal. L’India ha riconosciuto la voce come parte intrinseca dell’identità di una persona, ma ciò non è bastato per tutelarne l’impiego nell’addestramento di modeli IA.

Sono infatti tantissime le compagnie che stanno, perlomeno in parte, sostituendo chi doppia con l’IA – generalmente usando la loro voce senza consenso per allenare i propri modelli. Se nazioni come gli Stati Uniti e quelle europee possono ricorrere a strutture sindacali per tutelare i propri diritti e le sfumature della propria cultura, nel sud del globo questo è molto più complicato. A rendere la situazione più difficile, poi, è che, chi doppia, al contrario di attori e attrici, non è un volto noto: sensibilizzare il pubblico risulta quindi più complesso.

Tra le lotte in corso, il Messico ha recentemente vietato in toto l’uso di IA per il doppiaggio e l’impiego non autorizzato della propria voce, ispirando il Brasile a far lo stesso (ancora in attesa di una decisione); mentre la Corea del Sud ha richiesto delle limitazioni sull’utilizzo dello strumento e la tutela della propria cittadinanza.

https://restofworld.org/2026/ai-voice-actors-hollywood-dubbing/

🤖 L’avanzare dell’IA sta segnando un ulteriore controllo geopolitico degli Stati Uniti

Nell’ultimo anno, il settore dell’intelligenza artificiale ha attratto 194 miliardi di investimenti: quasi la metà degli investimenti globali.

A beneficiare di tali investimenti sono però soprattutto gli Stati Uniti, che solo dai 10 più grandi investitori hanno ottenuto 96 miliardi – gli stessi investitori che al resto del mondo ne hanno elargiti meno di 2. Dal 2023, sul suolo statunitense sono sorte più di 4.000 compagnie di IA, 800 in più di quelle del resto del globo messe insieme. Venduta come un potere democratizzante da parte dei colossi dell’informatica, l’IA sta concentrando grandi capitali nelle mani di poche aziende di un’unica nazione.

Ad aver più possibilità di competere con gli Stati Uniti vi sono Cina e India. Tuttavia, la prima dipende dai microconduttori americani, mentre la seconda è vista come manodopera a basso costo verso la quale avere grosse pretese con pochi investimenti.

La situazione peggiore si riscontra invece nel continente africano, che in due anni ha visto investiti 45 milioni – meno dell’1% – senza contare i problemi per alimentare i centri di calcolo con le risorse del territorio.

https://restofworld.org/2026/us-ai-investment-global-funding-gap/