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🇪🇺 “E poi?” E poi Mullvad è stata censurata nel Regno Unito

Nel Regno Unito prende piede l’idea che, per proteggere e controllare, servano più sorveglianza e più filtri al discorso pubblico. Tra accessi di servizio (per l’azienda e le forze dell’ordine) nei dispositivi Apple, proposte invasive di scansioni dei contenuti, fino a strette su VPN e verifica d’identità, la privacy finisce trattata come una gentile concessione, più che come un diritto da difendere.

In questo clima, Mullvad, VPN svedese, lancia la campagna pubblicitaria “And Then?”: questa mette in discussione la normalizzazione della sorveglianza, citando anche la criticata proposta di legge europea Chat Control. Lo spot gira in Germania, Svezia e Stati Uniti; nel Regno Unito, invece, viene bloccato con motivazioni particolari: dalla poca chiarezza, a esempi “controversi” che offendono o suggeriscono un uso illecito della VPN, fino alla presunta irrilevanza per il consumatore medio.

Per Mullvad è un rifiuto allarmante, in quanto in questo modo si spegne la conversazione sul tema. La VPN tenta prima di aggirare il divieto con grandi cartelloni pubblicitari per le metro, bocciati dal governo, per arrivare infine ad altre iniziative che non vengono censurate: affissioni edulcorate (metro e pensiline), proiezioni notturne sui muri e spazi pubblicitari trasformati in cinema all’aperto.

https://mullvad.net/it/and-then/uk

🇪🇦 Sentenza storica in Spagna: i software pubblici che prendono decisioni automatiche devono dichiarare come ragionano

In Spagna, se si è in difficoltà economica, si può chiedere uno sconto sulla bolletta della luce. Si chiama bono social eléctrico; ed è un diritto sociale, previsto dalla legge. Fino al 2018 erano le persone a decidere chi avesse diritto a tale sconto, tuttavia dal 2018 in poi è subentrato BOSCO, un programma sviluppato dal Ministero per la Transizione Ecologica.

Quando si fa domanda, le compagnie elettriche lo interrogano; BOSCO controlla i dati; applica i criteri; e risponde: sì o no. Con il problema, però, che i criteri che portano a tale tale decisione rimangono sconosciuti.

L’organizzazione Civio ha voluto capire come funziona davvero questo sistema, facendo richiesta allo Stato nel 2018 di accedere al codice sorgente, tramite la legge spagnola sulla trasparenza. Dopo il no del governo, che considerava l’esporre il codice sorgente un rischio per la sicurezza, Civio ha portato la questione fino al Tribunale Supremo (la loro Corte di Cassazione). E l’11 settembre 2025, il Tribunale ha dato ragione a Civio: quando un software pubblico prende decisioni automatiche che toccano diritti fondamentali, il diritto della cittadinanza alla trasparenza viene prima.

https://fsfe.org/news/2026/news-20260205-01.it.html

🧒 La politica sta correndo più veloce della scienza: due importanti studi mettono in prospettiva il panico sui social media

Il 10 dicembre 2025 l’Australia ha spento i social allɜ minori di 16 anni convinta di “risolvere il problema”, ma a gennaio 2026 due imponenti studi hanno raccontato una storia diversa.

I dati riferiscono che l’impatto dei social non è binario: l’uso moderato è spesso associato a più benessere, mentre sono sia l’eccesso sia la totale assenza che possono correlare con effetti negativi.
In uno degli studi, per esempio, non emerge alcun effetto causale tra tempo passato online e salute mentale. Sembra infatti che, spesso, non sono i social a far stare male lɜ ragazzinɜ, ma sono lɜ ragazzinɜ già in difficoltà a rifugirasi nei social (o a evitarli) per come si sentono.

Il divieto totale rischia poi di spingere anche l’utenza “moderata” nella categoria “niente social”, che in alcuni gruppi coincide con esiti peggiori. Quello che emerge dall’approccio australiano è quindi una semplificazione di una storia, anche considerando che la ricerca suggerisce che tagliare lɜ ragazzɜ fuori dai luoghi dove i coetanei socializzano ha impatti significativi.

https://www.techdirt.com/2026/01/21/two-major-studies-125000-kids-the-social-media-panic-doesnt-hold-up/

🎰 18 stati non permettono di pubblicizzare il gioco d’azzardo online. Meta continua a mostrare annunci in 13 di questi

Un’indagine della testata Rest of World ha rivelato come, nonostante il gioco d’azzardo e la pubblicizzazione di questo sia vietato in molte aree dell’Asia e del Medio Oriente, Meta continui a mostrare annunci a riguardo all’utenza di tali aree.

La scorsa estate l’azienda di Facebook, Instagram e Whatsapp ha stilato una lista di 18 paesi in cui non è possibile promuovere certi contenuti; tuttavia, a distanza di mesi solo in 5 di questi paesi gli annunci non vengono effettivamente più mostrati. Nel solo mese di dicembre le inserzioni a tema sono state un migliaio, mentre in alcuni casi anche se viene rimosso l’annuncio, l’inserzionista non subisce punizioni (potendo reiterare).

Il comportamento di Meta non si discosta da ciò che ha svelato a novembre Reuters: documenti interni di Meta stimavano che il 10% del suo fatturato nel 2024 provenisse da annunci di truffe e merci proibite. Annunci i quali, nonostante molteplici segnalazioni da parte dell’utenza, era molto difficile vedere rimossi. Un documento del 2023 indica che ogni settimana venivano inviate 100.000 segnalazioni tra Facebook e Instagram, con la compagnia che ne ignorava o rigettava il 96%. La promessa fattasi? In futuro avrebbero portato la percentuale non oltre il 75%.

https://restofworld.org/2026/meta-online-gambling-ads/

🇺🇸 La Casa Bianca fa propaganda usando iperfalsi

Due settimane fa su X, l’utenza ufficiale della Casa Bianca ha pubblicato la foto di un’attivista in manette, scortata dalle forze dell’ordine. Tuttavia, è risultato che la foto non era un originale, bensì aveva subito modifiche tramite IA (un iperfalso).

Quella vera risale infatti a poco prima, pubblicata dalla segretaria della sicurezza interna. Qui si vede l’attivista camminare con un’espressione tranquilla, cosa che invece non risulta in quella modificata: in quest’ultima la sua espressione è sofferente, forse in lacrime.

Come fa notare chi scrive l’articolo, se ci si era abituatɜ alle grottesche immagini e video generate e pubblicate sull’utenza del presidente statunitense Donald Trump, qui l’asticella viene spostata ulteriormente: non è più il singolo a mentire, bensì un’istituzione governativa – minando ancora di più la fiducia in un mondo dove distinguere la realtà dalla finzione risulta sempre più complesso.

https://www.eff.org/deeplinks/2026/01/beware-government-using-image-manipulation-propaganda