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🎵 Da anni, il vinile affascina più della musica in streaming

In costante aumento da 19 anni, nel 2025 il mercato dei vinili ha chiuso con 2,1 miliardi di guadagni, con entrate stimate a 3,6 miliardi per il 2034.

Da un punto di vista pratico, ci si potrebbe domandare perché tutte le generazioni stiano preferendo uno strumento che richiede operazioni manuali come girare il disco, una flessibilità minore (non si può saltare da una canzone all’altra) e che costa decisamente di più. Le ragioni dipendono dalla parte di mondo in cui si chiede: negli Stati Uniti i sondaggi parlano di un volersi staccare dalla vita digitale, da algoritmi che scelgono al posto nostro e dal non possedere l’oggetto. In Giappone e Corea del Sud, comprare un vinile equivale invece a dimostrare lealtà verso l’artista e permette di sbloccare l’accesso a eventi.

Le fabbriche di dischi che anni fa avevano chiuso battenti, stanno tornando: dopo 40 anni di assenza, nel 2024 ha riaperto una fabbrica in India (Mumbai), mentre in Brasile la riproduzione è ricominciata dal 2011, dopo che nel 2008 furono tutte chiuse. Non solo: alcunɜ artistɜ degli Anni ’70 di cui non sarebbe rimasta più traccia vivono oggi grazie alla nuova produzione di vinili.

🗣 La battaglia di doppiatori e doppiatrici contro l’insorgere dell’IA

“Prima ero una voce; ora, devo dire che sono una voce umana, per distinguermi dall’IA”. A pronunciare queste parole è Ganessh Divekar, famoso doppiatore hindi che dà voce a attori come Pedro Pascal. L’India ha riconosciuto la voce come parte intrinseca dell’identità di una persona, ma ciò non è bastato per tutelarne l’impiego nell’addestramento di modeli IA.

Sono infatti tantissime le compagnie che stanno, perlomeno in parte, sostituendo chi doppia con l’IA – generalmente usando la loro voce senza consenso per allenare i propri modelli. Se nazioni come gli Stati Uniti e quelle europee possono ricorrere a strutture sindacali per tutelare i propri diritti e le sfumature della propria cultura, nel sud del globo questo è molto più complicato. A rendere la situazione più difficile, poi, è che, chi doppia, al contrario di attori e attrici, non è un volto noto: sensibilizzare il pubblico risulta quindi più complesso.

Tra le lotte in corso, il Messico ha recentemente vietato in toto l’uso di IA per il doppiaggio e l’impiego non autorizzato della propria voce, ispirando il Brasile a far lo stesso (ancora in attesa di una decisione); mentre la Corea del Sud ha richiesto delle limitazioni sull’utilizzo dello strumento e la tutela della propria cittadinanza.

https://restofworld.org/2026/ai-voice-actors-hollywood-dubbing/

🤖 L’avanzare dell’IA sta segnando un ulteriore controllo geopolitico degli Stati Uniti

Nell’ultimo anno, il settore dell’intelligenza artificiale ha attratto 194 miliardi di investimenti: quasi la metà degli investimenti globali.

A beneficiare di tali investimenti sono però soprattutto gli Stati Uniti, che solo dai 10 più grandi investitori hanno ottenuto 96 miliardi – gli stessi investitori che al resto del mondo ne hanno elargiti meno di 2. Dal 2023, sul suolo statunitense sono sorte più di 4.000 compagnie di IA, 800 in più di quelle del resto del globo messe insieme. Venduta come un potere democratizzante da parte dei colossi dell’informatica, l’IA sta concentrando grandi capitali nelle mani di poche aziende di un’unica nazione.

Ad aver più possibilità di competere con gli Stati Uniti vi sono Cina e India. Tuttavia, la prima dipende dai microconduttori americani, mentre la seconda è vista come manodopera a basso costo verso la quale avere grosse pretese con pochi investimenti.

La situazione peggiore si riscontra invece nel continente africano, che in due anni ha visto investiti 45 milioni – meno dell’1% – senza contare i problemi per alimentare i centri di calcolo con le risorse del territorio.

https://restofworld.org/2026/us-ai-investment-global-funding-gap/

🇺🇸 Il diritto d’autore può essere applicato ai contenuti prodotti dall’IA? La Corte Suprema si rifiuta di esprimersi

Nel 2018, un abitante del Missouri richiese all’ufficio statunitense sul diritto d’autore di tutelare una sua opera; la particolarità è che questa era stata generata dall’IA.

Dopo quattro anni di attesa e pressioni dall’amministrazione Trump, nel 2022 l’ufficio ha rifiutato la sua richiesta: il lavoro creativo deve essere frutto di un essere umano per essere passabile di diritto d’autore. Non solo: neanche le opere create in collaborazione con l’IA possono essere soggette a tale diritto.

Non soddisfatto della decisione, il cittadino si è rivolto prima a un giudice federale a Washington nel 2023, collezionando un altro rifiuto, per poi arrivare alla corte d’appello della Columbia – con lo stesso esito.

Rivolgendosi infine alla Corte Suprema, questa ha rigettato l’appello, non pronunciandosi. Come però fa notare l’avvocato del sedicente artista, i rifiuti collezionati negli anni hanno ormai disincentivato l’utilizzo dell’IA in ambito artistico nel Paese

https://www.reuters.com/legal/government/us-supreme-court-declines-hear-dispute-over-copyrights-ai-generated-material-2026-03-02/

🇪🇺 “E poi?” E poi Mullvad è stata censurata nel Regno Unito

Nel Regno Unito prende piede l’idea che, per proteggere e controllare, servano più sorveglianza e più filtri al discorso pubblico. Tra accessi di servizio (per l’azienda e le forze dell’ordine) nei dispositivi Apple, proposte invasive di scansioni dei contenuti, fino a strette su VPN e verifica d’identità, la privacy finisce trattata come una gentile concessione, più che come un diritto da difendere.

In questo clima, Mullvad, VPN svedese, lancia la campagna pubblicitaria “And Then?”: questa mette in discussione la normalizzazione della sorveglianza, citando anche la criticata proposta di legge europea Chat Control. Lo spot gira in Germania, Svezia e Stati Uniti; nel Regno Unito, invece, viene bloccato con motivazioni particolari: dalla poca chiarezza, a esempi “controversi” che offendono o suggeriscono un uso illecito della VPN, fino alla presunta irrilevanza per il consumatore medio.

Per Mullvad è un rifiuto allarmante, in quanto in questo modo si spegne la conversazione sul tema. La VPN tenta prima di aggirare il divieto con grandi cartelloni pubblicitari per le metro, bocciati dal governo, per arrivare infine ad altre iniziative che non vengono censurate: affissioni edulcorate (metro e pensiline), proiezioni notturne sui muri e spazi pubblicitari trasformati in cinema all’aperto.

https://mullvad.net/it/and-then/uk