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🤖 L’IA si ripromette di curare il cancro, ma viene usata principalmente per scopi bellici

Quando a fine febbraio gli Stati Uniti e Israele attaccarono l’Iran, l’IA di Claude fu utilizzata per pianificare l’attacco. In meno di 24 ore furono colpiti 2000 obiettivi, una cifra pressoché impossibile da elaborare in così poco tempo dagli esseri umani.

Diffusasi la notizia, la compagnia si sfilò dagli accordi con il Pentagono perché rifiutava che il proprio sistema potesse scegliere in autonomia chi dovesse morire – l’IA infatti sbaglia ogni tanto anche sulle cose frivole, si immagini darle il potere di determinare a chi togliere la vita. Fu quindi OpenAI a subentrare, non facendosi troppi problemi inerenti all’etica.

Se nel 2025 il rapporto ONU sul genocidio palestinese accusava nomi come Amazon, Google e Microsoft di essere complici in genocidio in quanto fornivano la potenza di calcolo allo stato israeliano per accelerare il massacro, qui si va decisamente oltre: la macchina è strumento attivo di sterminio. Proprio come fece Israele, utilizzando la propria IA Habsora per determinare dove colpire in Palestina.

Dalle parole del giornalista: “Gli evangelisti della tecnologia ci promettono come l’IA un giorno curerà il cancro, porrà fine alla povertà e aumenterà notevolmente la qualità della vita. Al momento, però, l’impatto maggiore che ha avuto è palesemente quello nelle guerre”.

https://www.codastory.com/armed-conflict/the-ai-powered-forever-wars-start-now/

🧫 L’eugenetica di Epstein prolifica nella Silicon Valley

“Le donne sono come i gamberetti: butti la testa e tieni il corpo”: così Jeffrey Epstein commentava la sua visione del mondo femminile, riducendo le donne a oggetti e a recipienti per l’incubazione. La volontà di operare sulla vita è un tema ricorrente nelle mail che il miliardario pedofilo scambiava con i potenti della Silicon Valley: eugenetica, superuomo e transumanesimo erano all’ordine del giorno, mentre Epstein finanziava quegli stessi potenti che avrebbero potuto dare alle luce tali visioni.

Già nel 2002 la sua rete brulicava di persone desiderose di IA e che operavano nella biotecnologia, nella genetica e nelle scienze cognitive. Nel corso degli anni Epstein ha investito centinaia di migliaia di dollari in questi campi e milioni in progetti per creare “superbambinɜ”. Tra gli investimenti non manca il tema della vita eterna, un tema molto discusso tra i ricchi magnati della Silicon Valley – insieme a quello dei superuomini creati in laboratorio.

Secondo la ricercatrice Gabriella Razzano c’è un motivo per cui la tecnologia sta venendo sviluppata in questo modo: il controllo artificiale della vita è il desiderio di questi uomini di sbarazzarsi della donna nel processo della creazione.

Ci si riduce a una visione del mondo in cui una manciata di individui, generalmente con visioni messianiche credendo di essere i prescelti, potenzia e prolunga la propria vita, decretando invece chi debba rimanere indietro.

Come chiosa la giornalista, “la maggior parte di noi non si troverà mai nella stessa stanza in cui queste idee vengono discusse, ma chiunque ne subirà le conseguenze”. Nel frattempo non viene meno il richiamo a un sogno hitleriano: in una lista, Epstein annotava tutti i nomi delle persone – sia delle vittime che di chi finanziava – con gli occhi blu. E se ne vantava: “finanzio solo persone con gli occhi blu”.

https://www.codastory.com/authoritarian-tech/blue-eyes-epstein-artificial-intelligence-eugenics-silicon-valley/

🤖 Circa un terzo dei post lunghi sui social è generato con l’IA

Pangram è un’estensione per browser che analizza i contenuti visualizzati da chi sta navigando, per poi determinare se sono prodotti dall’IA o meno. Dopo aver analizzato un milione di post provenienti da vari social, è emerso che su Twitter X, circa 1/3 dei messaggi con più di 250 parole sono frutto di IA; su LinkedIn il 40%; su Medium il 31%; su Reddit il 10%. Quando le parole sono meno, le percentuali si abbassano: 9% su Twitter, 30% su LinkedIn, 28% su Medium, 3% su Reddit.

Al contrario di altri studi, questo è il primo che si interroga su quanti contenuti artificiali visualizziamo – e non invece su quanti contenuti artificiali ci siano, a prescindere da quanto vengano visualizzati. Per quanto i dati abbiano sicuramente un margine d’errore, l’autore di Pangram parla di probabili stime a ribasso.

Alcuni social, che prima avevano enormemente spinto per l’IA, hanno iniziato a rivedere la propria posizione: Reddit ha fatto partire una campagna “Umano è meglio”, mentre LinkedIn ha fatto sparire il tasto per l’assistente di scrittura, così da “mantenere viva la conversazione”.

https://www.404media.co/linkedin-and-x-are-flooded-with-ai-spam-browsing-data-suggests/

🗞 I maggiori quotidiani italiani sono la cassa di risonanza di chi spinge per l’IA

Uno studio targato Hermes Center ha analizzato gli articoli scritti da Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, La Repubblica e Il Giornale a tema IA. L’analisi ha riguardato il periodo maggio-luglio 2024, ovvero quando l’Unione Europea era prossima a emanare la prima norma al mondo per regolare l’IA: l’AI Act.

Partendo da questa norma, il dibattito è stato pressoché nullo; e quando se n’è parlato, è stata dipinta perlopiù come ostacolo per l’innovazione europea.

Dall’analisi emerge che i giornali danno sempre voce a chi ha grandi interessi nell’IA – o se proprio a quel mondo accademico che si allinea con la loro prospettiva – ignorando invece chi subisce gli effetti di certe politiche. Le voci critiche dal basso sono completamente assenti, dando invece ampio spazio a colossi statunitensi, imprenditoria, e addirittura a gente nota senza conoscenze (come Vasco Rossi) piuttosto che interrogare chi del mestiere.

A parte su Repubblica, unico quotidiano che vede l’IA come campo di decisione politica, i temi socioculturali (quando presenti) sono trattati di sfuggita, quasi a essere un intoppo nell’ingranaggio capitalista. In generale, i presunti benefici sono sempre dipinti come concreti con applicazioni reali, mentre i rischi esistono solamente in una prospettiva filosofico-esistenziale, astratta, ignorando completamente i casi attestati. L’unica eccezione davvero trattata è il diritto d’autore, argomento che impatta sulla professione giornalistica.

Per esempio, su un totale di circa 600 articoli, il 97% non parla dell’impatto climatico dell’IA; il 75% non ne menziona l’impatto sul lavoro; il 97,2% non ne tratta l’utilizzo per le guerre; quando si discute di sicurezza, problemi concreti come la profilazione di massa non vengono citati.

Infine, quando la narrazione non è tecnottimista, si passa direttamente alla distopia. Questo binomio utopia-distopia (entrambe posizioni non sostenute dai fatti) finisce con l’inquinare il dibattito pubblico, per il quale il giornalismo dovrebbe invece svolgere il ruolo di facilitatore.

https://hermescenter.org/iniziative/la-rappresentazione-mediatica-dellia-in-italia-il-nostro-ultimo-report/

👩‍💻 Google Maps sta riscrivendo la geografia del cibo

Lauren Leek è un’esperta dei dati che si è posta una domanda all’apparenza banale: dove si mangia bene a Londra?
Per rispondere, ha scaricato i dati di oltre 13.000 locali e ci ha costruito sopra un modello per vedere se ci fossero differenze con il sistema di valutazione di Google.

Come ammette Google stessa, il sistema dell’azienda si basa su tre metriche: attinenza con la ricerca, distanza e “prominenza” – ovvero quanto spesso un’attività viene recensita, quante recensioni ha, punteggio medio, visibilità su Internet e diffusione del marchio. Quest’ultimo parametro alimenta un circolo vizioso: chi ha già visibilità raccoglie più clic, i clic portano più clientela, la clientela lascia più recensioni, le recensioni aumentano la visibilità e quest’ultima attira nuovi clic. Le catene sono avvantaggiate, le nuove realtà indipendenti penalizzate.

Per eliminare questo effetto, Leek ha costruito un modello che si basasse sulle caratteristiche strutturali di un’attività, ovvero: tipo di cucina, zona e prezzo. Con questi dati ha messo in piedi una mappa interattiva, consultabile pubblicamente qui, e ha messo a confronto le differenze.

Ciò che emerge è che a essere penalizzata di più è la diversità gastronomica (le cucine etniche, che siano italiane o indiane) lontane dal centro di Londra. Si parla di quartieri con affitti più bassi, dove le famiglie migranti sono presenti da abbastanza a lungo perché una seconda generazione avviasse un locale.

Capitalizzando l’attenzione sui luoghi più turistici e le catene, l’algoritmo di Google impatta sulla sopravvivenza delle attività; le quali non dipendono più tanto dal rapporto qualità-prezzo, quanto da un’allocazione di attenzione decisa a monte da un sistema opaco (l’algoritmo di Google Maps non è pubblico, si conoscono solo le metriche che usa) e automatizzato.

https://laurenleek.substack.com/p/how-google-maps-quietly-allocates