Ultime dal digitale

🕵️ Il Regno Unito vuole prevedere i crimini con l’intelligenza artificiale

Il Ministero della Giustizia britannico sta sviluppando un algoritmo per identificare individui “a rischio” attraverso l’analisi di dati personali provenienti da polizia, tribunali, vittime e anche cittadinɜ che hanno chiesto aiuto, alla ricerca di segnali predittivi di comportamenti violenti.

Il progetto, Predictive Risk Assessment Initiative (PRAI), ne sostituisce un precedente (OASys) che aveva dato risultati deludenti nella stima del rischio di recidiva. Il sistema utilizza dati di varia natura, dal nome al sesso, data di nascita, con informazioni sanitarie, tra cui disturbi mentali, dipendenze, fino ad arrivare episodi di autolesionismo.

Statewatch UK, ONG che si occupa di libertà civili, diritti umani e standard democratici, ha sollevato forti preoccupazioni in quanto vengono analizzate anche persone senza precedenti penali, rischiando di trasformare innocenti in sospettɜ.

https://www.theguardian.com/uk-news/2025/apr/10/predictive-policing-has-prejudice-built-in

🖨 Il caso HP e le cattive pratiche dell’industria delle stampanti

HP è da tempo al centro di polemiche per i suoi aggiornamenti software che, invece di migliorare i prodotti, finiscono per danneggiarli. Moltɜ utenti ricordano ancora i casi in cui stampanti perfettamente funzionanti hanno smesso di accettare cartucce compatibili non originali dopo un aggiornamento. Oggi però la situazione è ancora più grave: diversɜ clienti segnalano che un recente aggiornamento ha compromesso il funzionamento delle loro stampanti, anche se utilizzavano prodotti originali HP.

Il problema ha colpito alcuni modelli dopo un aggiornamento automatico rilasciato a marzo. Dopo l’installazione, le stampanti hanno iniziato a mostrare errori e a rifiutare il toner, lasciando molte persone (e uffici) senza un dispositivo funzionante. E non è la prima volta: già in passato HP aveva dovuto affrontare critiche simili per altri modelli.

In risposta, diversɜ clienti hanno deciso di cambiare marca, scegliendo produttori concorrenti come Brother—anche se pure quest’ultima è finita sotto osservazione per problematiche simili.

https://arstechnica.com/gadgets/2025/03/firmware-update-bricks-hp-printers-makes-them-unable-to-use-hp-cartridges/

🇮🇳 Portatili Frankenstein: come in India si sta ridando vita ai vecchi dispositivi

Piccole officine in India hanno dato vita ai “portatili Frankenstein”, portatili composti dalle parti riciclate di vecchi dispositivi. Il costo di un frankenstein si aggira attorno ai €100, 8 volte in meno rispetto al prezzo medio di un portatile nuovo: in India tale divario può far la differenza nel poter continuare a permettersi un corso di studi, senza contare che il riuso delle parti di dispositivi contribuisce a diminuire i rifiuti elettronici.

Le aziende che producono tali dispositivi, tuttavia, tentano in ogni modo di rendere i loro prodotti irriparabili, così da forzare l’acquisto dell’ultimo arrivato e complicare la vita a chi tenta di ripararli. L’uso di viti personalizzate e lo scarso accesso ai pezzi di ricambio sono alcune dellle strategie impiegate (abbiamo parlato del diritto alla riparazione qui).

Inoltre, per ottenere parti riciclate bisogna rovistare tra i rifiuti ed entrare in contatto con elementi come piombo, mercurio e cadmio, tossici per la salute. Se venissero impiegate protezioni adeguate questo non sarebbe un problema, ma in un Paese dove a rovistare sono anche minorenni, le protezioni non sono all’ordine del giorno. “Tossisco molto”, ammette un diciottenne. “Ma che ci posso fare? Questo lavoro dà da mangiare alla mia famiglia”.

https://www.theverge.com/tech/639126/india-frankenstein-laptops

👨‍⚖️ Produttrice di router sconfitta in tribunale: il trionfo dei diritti digitali dellɜ utenti

Qualche mese fa, una causa legale in Germania contro AVM, produttrice dei router Fritz!Box, si è conclusa con successo. Il tribunale ha stabilito che l’azienda ha violato il permesso d’autore, ignorando l’obbligo di fornire il codice sorgente di parti del router.

Il permesso d’autore è un metodo legale che garantisce all’utenza delle libertà che invece il diritto d’autore (o copyright) non concede – come per esempio il diritto di ridistribuire un’opera. Il router in questione utilizzava componenti fatti da persone esterne che, da licenza, dovevano essere ricondivisi, ma che l’azienda ha tenuto parzialmente per sé.

Infatti, dopo aver acquistato un router AVM nel maggio 2021 e aver richiesto il codice sotto permesso d’autore, un acquirente ha ricevuto solo parti di questo; ciò l’ha spinto nel 2023 a intentare una causa contro l’azienda, che a distanza di qualche mese ha fornito il codice corretto. La sentenza arrivata qualche mese dopo ha poi imposto ad AVM di coprire le spese legali del querelante, con l’azienda che ha deciso di non appellarsi.

Si presuppone infine (i documenti legali tedeschi non sono del tutto pubblici) che AVM abbia acconsentito a fornire non solo il codice, ma anche le istruzioni per utilizzarlo. A oggi, tuttavia, tali istruzioni non sono pervenute.

https://sfconservancy.org/news/2025/jan/09/avm-copyleft-lawsuit-resolved-with-install/

🌎 Negli USA raccolgono e analizzano dati degli immigrati dai social tramite software

L’ICE (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia federale statunitense per il controllo dell’immigrazione, sta utilizzando il software SocialNet, sviluppato dalla società ShadowDragon, per raccogliere e analizzare dati da oltre 200 siti web, tra cui social media, servizi di pagamento e piattaforme di nicchia.

Questa pratica, spesso basata sull’estrazione automatizzata di dati da siti web, evidenzia i rischi sulla privacy e legati ai bias algoritmici.
L’inclusione di piattaforme destinate a comunità specifiche, come Black Planet o FetLife, espone al rischio che informazioni sensibili vengano decontestualizzate, con potenziali ripercussioni sulla libertà di espressione e sulla sicurezza degli utenti.
Parallelamente, le aziende digitali stanno prendendo posizione contro il fenomeno dell’estrazione di dati non autorizzata: realtà come Meta e Chess.com hanno già manifestato la loro opposizione, sottolineando come la raccolta indiscriminata di dati violi i termini di servizio delle piattaforme causandogli un danno economico.

Oltre agli aspetti etici, emergono anche dubbi sull’efficacia di questi strumenti.
La possibilità di generare falsi positivi potrebbe compromettere la credibilità delle indagini, mentre la destinazione di ingenti risorse alla sorveglianza digitale potrebbe distogliere l’attenzione da altre attività investigative più mirate.
A livello normativo, il dibattito è ancora aperto: se da un lato la sicurezza nazionale viene spesso utilizzata come giustificazione, dall’altro risulta sempre più urgente una regolamentazione chiara che garantisca trasparenza e tutela dei diritti individuali.

https://www.404media.co/the-200-sites-an-ice-surveillance-contractor-is-monitoring