Europa: in nome dei bambini, la sorveglianza di massa è diventata realtà

Il Parlamento europeo ha approvato un regolamento che legittima l'accesso indiscriminato a mail, chat e messaggi; fasce protette incluse

ATTENZIONE: è stato pubblicato un errata corrige di questo articolo in quanto ha assunto un taglio sensazionalistico a causa di imprecisioni e fonti che non erano state verificate adeguatamente dal team. Con le nostre più sentite scuse, vi invitiamo a leggere le correzioni qui.

26 maggio. Con il pretesto della pedopornografia, la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo ha approvato un regolamento che consentirà ai fornitori di posta elettronica, messaggistica e chat di scansionare mail e messaggi di ciascun cittadino. Con 54 voti a favore, 12 contrari e 2 astenuti, l’Europa può ora impiegare algoritmi in un processo automatizzato per andare alla ricerca di contenuti contro i minori, quali adescamento e la già sopracitata pedopornografia, senza il benché minimo bisogno di mandato e ignorando qualsivoglia segreto professionale (vedasi psicologi, giudici). Inoltre, le persone segnalate dall’algoritmo (il quale invierà i dati alle autorità e a terze parti) non avranno il diritto di essere avvisate, né le forze dell’ordine saranno obbligate a rilasciare dati sui falsi positivi.

È così che la culla democratica della prima regolamentazione al mondo per tutelare la privacy dell’individuo (il GDPR, giusto passo verso una non mercificazione del sé) decide di adottare misure totalitarie, mentre la notizia passa completamente in sordina sui mezzi d’informazione nazionali – nei Paesi Bassi invece #chatcontrol è settimo tra le tendenze di Twitter.

Come espresso da un video del Partito Pirata europeo, unica figura politica ad aver preso una chiara posizione in merito, un simile regolamento non solo legittima la sorveglianza di massa, ma non risolve minimamente il problema, creandone anzi di nuovi.

Prima di tutto abbassa la fiducia delle vittime verso i mezzi digitali, in quanto sono le prime a necessitare di canali di comunicazione protetti. Secondo Alexandr Hanff, vittima di abusi, ciò “non fermerà i bambini dall’essere abusati, bensì spingerà tali comportamenti più nel sottobosco, rendendoli più difficili da rilevare e portando sul lungo corso a più abusi”.

Seconda cosa, l’intelligenza artificiale non fa miracoli. Mezzi che crediamo quasi magici come Alexa o l’AI visiva di Google non imparano da sole, bensì dietro hanno persone in pessime condizioni lavorative nel primo caso, e voi stessi nell’altro. Ma ancora più importante, queste intelligenze sbagliano, di continuo. Come distinguerebbero, per esempio, una foto di un minore in costume scattata in vacanza dai genitori, dalla stessa usata in un contesto pedopornografico? Persino noi esseri umani senza contesto faticheremmo a distinguere certe situazioni. Eppure i fornitori potranno segnalare in automatico “contenuti noti” (cosa vuol dire non si sa) alla polizia senza verifica umana alcuna.

Terzo, cosa ne sarà delle chat e mail crittografate? Crittografato vuol dire che il contenuto non è accessibile neanche all’azienda fornitrice del servizio stessa, ergo non è analizzabile da niente e nessuno se non dai diretti interessati. Si passerà all’abolizione della crittografia in nome dei bambini, come precedentemente denunciato nelle cose da non fare nella campagna #SocialSìCretiniNo? E cosa ne sarà di giornalisti, informatori, o le già sopracitate vittime di abusi che necessitano di uno spazio sicuro?

In ultimo, questo è un terreno fertile per ulteriori derive autoritarie, in un’Unione che già sta vivendo svolte totalitarie in alcuni Paesi dell’Est. Si veda l’Ungheria definita filocinese dalla testata online Valigia Blu, o la Polonia e le sue posizioni radicalmente omofobe, tanto da avere quotidiani nazionali che nel 2019 distribuivano adesivi per “zone libere da LGBT”. Oggi la scusa sono i bambini, ma domani?

Se si vuole dire no a tutto ciò, ci sono ancora dei mezzi: in primis, fare pressione sugli europarlamentari affinché cambino idea e aboliscano questo regolamento. Nel nostro caso tutti e 4 i parlamentari italiani hanno votato a favore. Questi sono: Chinnici Caterina (PD), Ferrara Laura (M5S), Procaccini Nicola (FdI), Tardino Annalisa (Lega). Come seconda cosa, fare pressione sui media nazionali affinché ne parlino e alimentino la pressione sui citati parlamentari: notizie come questa non possono e non devono passare inosservate. Come ultima cosa, parlatene voi. Potete dare rilevanza al dibattito sui social usando l’hashtag #chatcontrol o darvi al vecchio e sano passaparola.

Concludiamo con le parole dell’ex Garante della privacy italiano, Antonello Soro, rilasciate in un’intervista quasi un anno fa: “Nella dimensione digitale, i diritti dei cittadini vanno garantiti esattamente come avviene nella dimensione offline”. Se quindi nella dimensione offline non possiamo mettere cimici ovunque per monitorare qualsiasi conversazione e atteggiamento, perché dovrebbe essere permesso nel mondo digitale?


Ti potrebbe interessare:
Chi guarda i cinesi? Il Partito
#SocialSìCretiniNo: una campagna per l’istruzione digitale, contro il terrore